Terra&Acqua n. 29/novembre 2014. Periodico quindicinale on-line. Direttore: Marco Fumagalli. Redazione e pubblicità info@batevents.com. Iscrizioni per abbonamento gratuito www.itinerarifolk.com. Aut. Tribunale di Como n.3/13 del 2/4/13

 
STORIE DI LAGO: MONTEMEZZO E I SUOI SOLDATI NEL LIBRO DI GAVINO PUGGIONI
Lettere al parroco di Montemezzo dai vari fronti della Grande Guerra.
 
Quest’anno sono iniziate le ricordanze del Centenario della I Guerra Mondiale (1914/2014) e non passa giorno che sui quotidiani nazionali si possono leggere le tante e varie iniziative storico-culturali che riguardano l’avvenimento, la cui tragicità (dopo l’altro conflitto mondiale, tremendo e devastante nel suo iter di distruzione) sembra essersi affievolita nel corso degli anni. Le fotografie un po’ sbiadite di quel periodo, pur comunicandoci la stupidità, l’inutilità feroce della guerra, ci trasmettono anche un forte sentimento di tenerezza. La stessa tenerezza che si prova (a partire dalla foto di copertina, dove si scorgono soldati intenti a scrivere qualcosa su fogli appoggiati su delle pietre) sfogliando le pagine di un libro dal titolo alquanto curioso: “Come le vacche sull’alpe di Gigiai”. Si tratta semplicemente (semplicità intesa come valore) di una pubblicazione, a cura dello storico comasco Gavino Puggioni, in cui viene messo in risalto un carteggio fra alcuni soldati, nativi di Montemezzo (detti anche “buranin”) e il parroco di allora del piccolo borgo alto-lariano, Don Giovanni Battista Silvesti. Nei pochi attimi di tregua, i militi montemezzini, semi-analfabeti, scrivevano al loro prete, con preghiera di comunicarle ai famigliari, lettere dove raccontavano l’esperienza in trincea, la nostalgia, gli incubi, i sogni, la speranza gioiosa del ritorno. In questo “epistolario” (termine assolutamente non esagerato, vista la “nobiltà” d’animo degli scriventi) salta subito agli occhi e al cuore, l’autenticità dello scritto e la sgrammaticatura è la luce che lo fa brillare ancor di più:
“Anche il febbraio grazie Dio lo passato in buona salute e spero il simile anche di Lei. Però sebbene dicono che è così corto pure a finire i suoi giorni à messo il tempo che potrebbe mettere una lumaca da Colico andar fin su la cima del Legnone”. Dopo alcune riflessioni pratiche e qualche pensiero filosofico-religioso, il mittente conclude così: “Finisco col salutandolo tanto di cuore tanto Lei come la Margherita ed anche le suore che fanno l’esilio (asilo) ai bambini e sono suo aff.mo Soldato. Badel Antonio”. Gualtieri, 28 febbraio, 1917. Quando si è lontani dalla proprio casa, i luoghi tanto amati vengono in mente con insistenza, ed è ancora il Badel Antonio, a scrivere in un’altra lettera:
Cui invece faccio parte a un grant Esercito di soldati che alla mattina quando ci alziamo da sotto le nostre tende è lo stesso di quando si alzano le vacche dell’Alpe di Gigiai”.
L’8 dicembre 1915, giunge a Don Giovanni una lettera spedita dal Carso:
“Qui adesso ci troviamo lontano dal nemico 100 metri, tanti giorni si cambiano perfino il giornale con il capitano tedesco, lo mettono dentro in un fazzoletto, con un piccolo sasso insieme e poi se lo buttono uno con l’altro fra di loro capitani. Ogni tanto gridano rendetevi taliani e noi ci rispondiamo rendetevi tedesci che vi portiamo a vedere le belle città ditalia”. L’autore è rimasto anonimo. Si può ben immaginare la tristezza e il dolore provati dal povero Curato quando legge queste parole: “Gli racconto che cè qui il male nei soldati è un brutto male, è la mengite spinale, entro 48 ore sono belli morti”. Pierino Madel, Pieve del Cairo 29/12/1915.
Giacomo Tremari era considerato dal prevosto una specie di raccomandato, perché il servizio militare lo svolgeva lontano dalle pene più pericolose, ma le cose cambiano e il soldato viene spedito anche lui al fronte e al prete scrive così:
Dunque lei mi dice che finora ò sempre battuto la fiacca e non ò mai visto la trincea e che ci sono i miei compagni e anche del 98 che già da molto tempo che si trovano in prima linea, è vero à ragione lo dico anchio che sono stato il già fortunato da tutti i miei compagni. Mi scusi signor parroco come posso io ghoder lo adesso se il tempo bello è passato e ora incomincia il tuono e la tempesta?”:
Tuono e tempesta che lasceranno nei vari territori di guerra milioni di morti. Le lettere originali sono amorevolmente custodite dall’attuale parroco di Montemezzo, Don Roberto Vaccani.

Vito Trombetta
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