Terra&Acqua n. 24/ottobre 2014. Periodico quindicinale on-line. Direttore: Marco Fumagalli. Redazione e pubblicità info@batevents.com. Iscrizioni per abbonamento gratuito www.itinerarifolk.com. Aut. Tribunale di Como n.3/13 del 2/4/13

 
IL SANTUARIO DELLA MADONNA DEL GHISALLO: UN MUSEO DEDICATO ALLE DUE RUOTE A PEDALI
Storia del Ghisallo e del suo santuario fondato dal campione Fiorenzo Magni
 
La facciata del Santuario della Madonna del Ghisallo
Non è sotto la giurisdizione di Bellagio (morfologicamente, però, ne fa parte), ma, quando si parla del Ghisallo si parla anche della grande passione che hanno i ciclisti (professionisti e non) nei confronti di questa salita che diventa impresa sportiva proprio se la si affronta dal versante bellagino. E alla bicicletta, al sudore pedalatorio, sono dedicati un Santuario (l’Oratorio chiamato “Madonna del Ghisallo”, la cui esistenza è attestata soltanto nel 1660, fa riferimento a un tal Conte Ghisallo che in un’imboscata tesagli da una banda di briganti riuscì a salvarsi pregando la Vergine) e più recentemente un museo che ebbe la posa della prima pietra nel 1999. 

Per accedere ai vari spazi espositivi (dove c’è un’esplosione di maglie rosa e qualcuna anche iridata, donate come “ex voto” assieme a numerose biciclette storiche che hanno nei loro pedali e nei loro manubri una grande voglia di correre ancora su strade sterrate) si percorrono a piedi delle rampe che ricordano i tornanti alpini e ancora più originale uno sperone di roccia, mantenuto intatto, che fa pensare alle cime dolomitiche. 

L’idea di istituire un museo dedicato alle due ruote a pedali venne in mente a Fiorenzo Magni, “il leone delle Fiandre”, uno dei più grandi campioni della storia ciclistica nazionale, che ne fu presidente fino alla sua scomparsa. 
L'interno del museo del Ghisallo
Potrebbero sembrare antitetiche ma sono altrimenti significative le parole che Candido Cannavò scrisse su un periodico sportivo: “Santa bicicletta: sempre lei protagonista, da bambini e da grandi, da amatori e da campioni. Non serve farle un monumento. Nel cuore c’è già.”

E in luogo dove la bicicletta è santificata, osannata, non poteva mancare un costruttore di cicli, ma non quelli tradizionali, bensì veicoli in legno, solidi, pratici e un po’ esotici. Tutto si crea e si svolge in un’officina a 100 metri dal Santuario, in direzione Asso, dove il proprietario, nonché “genius loci”, Pietro Cermenati, da più di sessant’anni modella cerchioni in legno di “faggio slavonia” (qualche esperimento è stato fatto con il bambù) che vengono esportati in tutto il mondo (Germania, Stati Uniti, Giappone..). Di primo acchito, questo capolavoro di italica eccellenza artigianale può sembrare un giocattolo per i grandi, ma negli anni ’50 anche qualche grande campione di allora aveva usato i cerchioni in legno con grande soddisfazione; cerchioni in legno che hanno comunque un futuro, perché un nipotino di Piero è deciso a seguirne le ombre.

Vito Trombetta
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