Terra&Acqua n. 23/ottobre 2014. Periodico quindicinale on-line. Direttore: Marco Fumagalli. Redazione e pubblicità info@batevents.com. Iscrizioni per abbonamento gratuito www.itinerarifolk.com. Aut. Tribunale di Como n.3/13 del 2/4/13

 
TORNO: LA BELLEZZA DEI SUOI LUOGHI E IL FASCINO DEI SUOI PERSONAGGI DALLA RIVA FINO AL MONTEPIATTO
Durante la prima puntata di Terra&Acqua, Davide Van De Sfroos va alla scoperta dei paesaggi tornaschi e dei suoi personaggi
 
DVDS con il poeta Vito Trombetta al Montepiatto
RI-TORNO
Parlare di radici è francamente banale. E’ la bellezza che mi fa tornare ogni volta a parlare del mio paese natìo. Bellezza dei suoi luoghi, delle sue storie che quando si pensa di aver detto tutto si ripresentano con altri personaggi e altri scenari. Ripercorrendo l’itinerario tornasco proposto in Terra&Acqua mi è parso naturale integrare la guida con episodi inediti:
SANTA TECLA
Più che alla Chiesa Parrocchiale, i miei ricordi sono legati alla piazza Casartelli (“la riva”), dove è posto l’edificio religioso. Mi rivedo bambino, parecchi anni fa, in un gelido gennaio, con gli zoccoli di legno ai piedi, a pattinare sulle acqua ghiacciate del molo. Un altro flash (stessa location) mi riporta alla mente le sere del mese di maggio, quando al termine della funzione religiosa (“benediziuun”), i ragazzini si riunivano in due squadre e si sfidavano nel gioco dell’oca (i componenti della squadra che aveva perso alla conta, abbracciati, inarcavano la schiena formando una specie di “dorso di mulo”; gli avversari, uno alla volta, saltavano sopra quelle povere schiene al grido di “oooocaa”, cercando di resistere, sia gli uni che gli altri, il più possibile.
SAN GIOVANNI
Mi ha sempre impressionato, sul portale della chiesa, l’immagine di Dio col naso completamente mutilato. Quando venni a conoscenza che tutto ciò era avvenuto per colpa di un fulmine ebbi la sensazione (pagana) di trovarmi di fronte a un clamoroso caso di autolesionismo.
CIMITERO
Anche oggi, quando vado a far visita ai miei cari morti, la prima sosta la faccio davanti a una cripta dove attraverso una grata si notano i teschi dei vari preti che avevano esercitata la loro missione in paese, secoli e secoli fa. Ma la cosa sorprendente, sta nel fatto che al centro c’è un teschio con in testa un tricorno ma messo su “alla ventitre”, come se venisse da un’allegra libagione. Segni, comunque, di vita.
LE CAPPELLINE
Quella del “Tùee” dove una leggenda narra di un patto stretto fra una contadina e la statua della Madonna. Alla preghiera della donna per avere un copioso raccolto di noci, era seguita anche la promessa, della stessa, di alimentare ogni giorno, con l’olio ricavato dalle noci, il lume della cappellina.
Davide all'interno della Villa Pliniana di Torno
 Promessa non mantenuta però e la popolana, davanti al viso corrucciato della Madonna, disse: “Sa gh’étt de vardà öcc de bò, i nuus hinn mè, hinn minga tò! (Cos’hai da guardare, occhi di bue, le noci sono mie, non sono tue!)”. La vicenda si conclude tragicamente con la morte della donna in un dirupo.
LA PLINIANA
Nel 1942, il regista Mario Soldati gira, nel parco e nei locali della villa, la quasi totalità delle scene del film “Malombra”, tratto dal celebre romanzo di Antonio Fogazzaro. In quel periodo c’era una famiglia di Torno a occuparsi della custodia della villa. Un giorno, durante le riprese, il figlioletto più giovane, sportosi un po’ troppo dalla finestra, per guardare cosa stava succedendo cadde e purtroppo perse la vita, avvalorando quasi l’ipotesi che sulla Villa Pliniana aleggiasse un destino sinistro.
MONTEPIATTO
Da piccolo ero assiduo frequentatore del Cinema Parrocchiale. Alcuni film li guardavi normalmente, altri invece eccitavano la mia fantasia. Uno di questi, in particolare, fu il lungometraggio americano “La montagna”: due fratelli, uno anziano e l’altro più giovane, scalano una cima mettendo in evidenza i loro contrasti. Presa visione di questa storia, la domenica successiva feci una passeggiata con mio zio Alfonso e i miei cuginetti, sulla strada che porta a Montepiatto. Giunti ai piedi di un pratone ripido, mi venne l’uzzolo di sentirmi protagonista anch’io e, ritornandomi alla mente alcune scene de “La montagna”, coinvolsi mio cugino Pier a rifare quelle scene. Ci legammo i fianchi con una corda e, come fossimo su un set hollywoodiano, ci inerpicammo lungo il prato, quando all’improvviso vidi sulla sommità un caprone (bècch) che a testa bassa veniva verso di noi. La meraviglia di far parte del mondo del cinema finì all’istante.
PIAZZAGA
Ricordo di un oste che ogni volta che scendeva in paese, sulla slitta trainata dal suo asino, poi girava tutte le osterie, prendendo sbronze epocali ed ogni volta era proprio l’asino, senza nessun comando, a riportarlo su a Piazzaga sano e salvo.

Vito Trombetta
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