Terra&Acqua n. 7/aprile 2014. Periodico quindicinale on-line. Direttore: Marco Fumagalli. Redazione e pubblicità info@batevents.com. Iscrizioni per abbonamento gratuito www.itinerarifolk.com. Aut. Tribunale di Como n.3/13 del 2/4/13

 
LA MEMORIA DEL TITANIC RIPOSA A SCHIGNANO
L'intelvese Giuseppe Peduzzi perse la vita sul Titanic: a 102 anni dalla scomparsa viene ricordato da tutto il paese
 
Un ritratto dello schignanese Giuseppe Peduzzi
E' schignanese una delle oltre 1500 vittime del Titanic, in quello che ancora oggi è ricordato come il naufragio più famoso della storia. Giuseppe Peduzzi, inghiottito dall'oceano nella notte tra il 14 ed il 15 aprile 1912, è ricordato nel piccolo cimitero intelvese con una lapide in marmo con incisa la scritta: "Fratello Giuseppe sul mare ove improvvisa catastrofe di Titanic si sommerse il 15 aprile 1912". 

Mai come ci si allontana da un paese o da qualcuno le distanze aumentano, così si riavvicinano sempre più invadenti ed incessanti i pensieri e le immagini più belle delle persone più care, dei luoghi più amati, dei momenti più intimi.
 

Giuseppe Peduzzi, avvolto nel suo pastrano e da rosee speranze, vedeva a bordo di quella nave incredibile tra i profili delle case d'Oltremanica
Una foto storica della nave
 la sua Schignano ed il Gordona, comparando la scia dietro la poppa alla "sua" Valterza, in quell'oceano mai visto. Schignano ha dato non solo i natali ed i primissimi anni di vita a Giuseppe, ma conserva tantissime storie di valigie legate con lo spago con la speranza di quel posto di lavoro che tutti dovrebbero avere. L'America allora era una bella donna da conquistare, lontana, ma prosperosa, ricca di soldi e opportunità.

E così la storia si ripete, nella mitologia e nella quotidianità in un connubio che racconta l'interminabile cammino dell'uomo verso qualche terra promessa. Quel lontano aprile, su quella nave che rappresentava il mondo intero c'era anche Giuseppe Peduzzi, giù in terza classe tra il fracasso dei motori e la puzza di cherosene, mentre lontano Schignano riprendeva i suoi fruscii di rami secchi, di canti e suoni di un Carnevale antico: quel suo bel paese incensato dai profumi di mughetti, funghi, letame e polente che l'America non percepisce. 

Non smetterà mai di navigare quella maledetta nave né di affondare coi suoi miraggi e le sue paure oggi più che mai nell'immenso oceano delle promesse e dell'indifferenza.



Pompeo Peduzzi
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