Terra&Acqua n. 6/marzo 2014. Periodico quindicinale on-line. Direttore: Marco Fumagalli. Redazione e pubblicità info@batevents.com. Iscrizioni per abbonamento gratuito www.itinerarifolk.com. Aut. Tribunale di Como n.3/13 del 2/4/13

 
VIAGGIO EMOZIONALE LUNGO GLI ANTICHI MASSI AVELLI
Utilizzati come tombe per i maggiorenti della comunità, rappresentano oggi un sentiero di viaggio tutto da scoprire da Travaina a Piazzaga
 
TORNO - Siamo noi che inseguiamo la Storia, o è la Storia a inseguire noi? Domanda stupida? Forse... Ma è la seconda ipotesi quella più plausibile, dal momento che il mondo tecnologico ci ha forniti di paraocchi che ci permettono di guardare avanti ma in un’unica direzione, e così, senza accorgerci andiamo a sbattere contro testimonianze del passato, e l’incontro, ravvicinato, scatena nella nostra mente uno sciame di domande. 

Questa è la sensazione primaria che si prova davanti alla vista dei “Massi avelli” di Torno: massi erratici o trovanti (in serizzo o serpentino) all’epoca in cui il Lario era un immenso ghiacciaio, provenienti dalla Val Masino o dalla Val Malenco si posizionarono nelle località montane. In seguito, gli abitanti del luogo, vista la fattibilità della lavorazione della pietra, ne ricavarono delle tombe (“avelli”, appunto; dal latino “labellum”, ossia “piccola vasca”) destinate soprattutto a conservare le spoglie mortali di coloro che erano i cosiddetti maggiorenti della comunità.

Il circuito dei “massi avelli” si snoda, partendo dalla località Travaina, all’altezza di una delle tante “cappelline devozionali” dedicate alla Madonna, e si inoltra in una fitta boscaglia di faggi e castagni. Accompagnati dal crepitìo delle foglie sotto la suola degli scarponcini, arriviamo in località “Cascina Negrenza” e qui abbiamo la visione del primo di questi monumenti funebri, e salta subito all’occhio, la posizione (orientamento da est a ovest) che volge verso il lago e lo domina. Un cartello ne indica le misure: lunghezza, larghezza, profondità. Proseguendo lungo il sentiero detto di “Novellina” si arriva in “Negrenza” dove ha dimora
Masso Avello del Monte Piatto
 il secondo avello con dimensioni un po’ più grandi del primo e con la caratteristica del bordo a orlo doppio. 

Ma lo stupore lo si prova giungendo al terzo trovante, in primo grado, per la sua imponenza e poi quando si scopre che la tomba è fornita di “cuscino”. A rendere ancora più suggestivo il tutto, la scaletta di legno appoggiata al ciclopico sasso, senza la quale non sarebbe accessibile la visita. Con un po’ più di fantasia, si può pensare che la stessa scaletta la usi lo stesso “antico dimorante” per scendere e respirare per un istante l’acre profumo della terra.

Prendendo un altro sentiero ben segnalato si ritorna al punto di partenza. Chi avesse ancora un residuo di forza e di voglia, potrebbe inerpicarsi su una scalinata selciata che conduce alla frazione Piazzaga. Se invece si vuole declinare verso il paese, ci si può imbattere in un altro “masso avello” inserito in una zona più urbana, esattamente al “Largo degli Alpini”.

Vito Trombetta
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