Terra&Acqua n. 5/marzo 2014. Periodico quindicinale on-line. Direttore: Marco Fumagalli. Redazione e pubblicità info@batevents.com. Iscrizioni per abbonamento gratuito www.itinerarifolk.com. Aut. Tribunale di Como n.3/13 del 2/4/13

 
SAN MARTINO: IL BOSCO DELLE PAROLE DIMENTICATE
"Così decidemmo di riportare quelle frasi su pezzi di barche sfasciate e di collocarli poi in un betulleto nel parco vicino alla chiesetta"
 
COMO - Un altro luogo che vale la pena visitare è “IL BOSCO DELLE PAROLE DIMENTICATE”, presso l’ex Ospedale Psichiatrico “S.Martino” – Como. Anche in questo caso il tempo di percorrenza è veramente esiguo ma una volta giunti in loco, il “dio chronos” scorda le sue funzioni misuratorie e si dilata nella mente e nel cuore di ciascun visitatore. Il “bosco delle parole dimenticate” si trova nel vasto parco dell’ex Manicomio di Como. Vi si accede dal passo carraio, posto in via Castelnuovo. La sua “nascita” risale a circa sedici anni fa ed è il frutto di un laboratorio di scrittura che tenni in quel periodo nei locali della struttura manicomiale. Ero appena andato in pensione, e Mauro Fogliaresi, presidente dell’Associazione “Luoghi non comuni”, con la sensibilità che lo distingue, mi chiede se me la sentivo di far giocare con le parole quelle persone che a causa del loro male erano piombate in un mondo di silenzi. Con un bel po’ d’incoscienza (l’unica vera “dote” che serve per intraprendere qualcosa che non si è mai fatto prima), accettai, ed iniziò per me un viaggio introspettivo, che dire prezioso è poco. 

Più passavano i giorni e più venivo gratificato dai risultati che sbocciavano sui desolanti fogli bianchi. Mi sentivo da dio in quello spazio di letteratura e autentica umanità! 
Un giorno (si era alla metà di luglio) stimolai i miei “allievi” ad esprimersi con frasi e poesie che riguardassero la “parola” o il “silenzio”; il raccolto fu grande e sostanzioso e allora concordai con loro che tutto ciò che avevano scritto, era un delitto relegarlo in un faldone destinato a un regno di polvere. Così decidemmo di riportare quelle frasi su dei pezzi di barche sfasciate che avevo recuperato nel Cantiere Nautico “Riva” di Laglio e di collocarli poi in un betulleto nel parco vicino alla chiesetta. Detto! Fatto! Ogni betulla (che simbolicamente rappresenta l’unione fra terra e cielo) fu da quel giorno portatrice e custode della “parola scaturita dal silenzio”. Davanti a questi “testimoni di legno” è quasi impossibile non provare un brivido, soprattutto in una giornata di vento e si ha la sensazione che gli alberi hanno imparato a memoria le frasi scritte e col loro fruscio le vogliano suggerire:

“Il silenzio è un sogno decomposto/Dio esagera col silenzio, l’uomo con la parola/ “Il silenzio è un nodo al fazzoletto, per ricordare le parole più belle”/ “La parola travolge il silenzio, e il silenzio avvolge la parola”/ “Non c’è lamento che possa alleggerire il dolore, che parla dal profondo”/ “Quante parole inutili per recuperare il silenzio” / “Chi parla è ascoltato, chi tace è benvoluto” etc.. etc.

Vito Trombetta
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