Terra&Acqua n. 3/febbraio 2014. Periodico quindicinale on-line. Direttore: Marco Fumagalli. Redazione e pubblicità info@batevents.com. Iscrizioni per abbonamento gratuito www.itinerarifolk.com. Aut. Tribunale di Como n.3/13 del 2/4/13

 
I PIRATI DEL LAGO: LA STORIA DEL FALCO DELLA RUPE
E' di Nesso, vigoroso e audace: salvò gabriele De' Medici durante la guerra
 
Un ritratto di Gian Giacomo De' Medici
A chi non è mai capitato, da piccolo, di voler mettere una benda nera su un occhio e trovarsi catapultati, improvvisamente, nel covo dei corsari sull’isola della Tortuga e, in un clima euforicamente etilico, mettersi a cantare: “Quindici uomini, quindici uomini sulla cassa del morto…”?. Maggiore suggestione si avrebbe, vivendo in qualche località marina, ma qui… sul lago… Eppure qualche personaggio piratesco, con la sua nave, equipaggiata con una vera filibusta, ha solcato anticamente le tranquille acqua del Lario. Un’atmosfera decisamente sanguinaria viene descritta da un autore del XII sec. che si firma come Anonimo Cumano, in un capitolo del suo poema De bello et excidio Urbis Comensis: “Più ardente corre al campo la comasca gioventù/corre alle navi/ ai remi mettono mano/ Del castel nemico girano al largo/ Isola sospetto dell’impresa non ha/ che già le navi sono approdate e preso Tremezzo/ Fu preda a tutti ardendo quel superbo luogo/ Chi fa contrasto è trucidato/ ed i vivi son fatti prigionieri/ splendida preda grava sulle spalle e riempie le stive/ sulle navi salgon di ricche spoglie caricati…”

LA BATTAGLIA MEDICI – SFORZA .Qualche secolo più tardi (siamo nell’Anno Domini 1531) sul Lario infuria una feroce e sanguinosa battaglia tra Gian Giacomo de’ Medici, detto il “Medeghino” (Gian Giacomo apparteneva a un’illustre famiglia milanese, fratello di Giovanni Angelo che diventerà successivamente papa col nome di Pio IV, e di Margherita, madre di San Carlo Borromeo, ma tutta questa “santa” parentela non gli impedirà di essere un avventuriero fra i più spietati, partendo ogni volta per i suoi arrembaggi, dal suo castello di Musso, dimora e roccaforte inattaccabile) e i soldati Ducali di Francesco Sforza, alleati con gli eserciti dei Grigioni, per la contesa del territorio. 

FALCO DELLA RUPE. Logicamente ogni schieramento ha il suo “eroe”: quello del “Medeghino” è di Nesso. 
Statua del Medeghino sul monumento a lui dedicato
Si chiama Falco e, come il rapace dal quale ha preso il nome è fiero, vigoroso, audace, vero terrore di chi osa contrastarlo: abita in un casolare che si trova sul picco di una rupe e, quando le sue gesta leggendarie saranno sulla bocca di tutti, verrà additato come “Falco della Rupe”. Nella lugubre e desolata abitazione ci sono ad attenderlo, dopo ogni sua scorribanda, la moglie Orsola e la figlia Rina, unici riferimenti affettivi della sua vita. Falco ha un amico sincero e devoto: si chiama Grampo ed è di Palanzo. Costui è figlio della vecchia strega Imazza, la quale, in una grotta su al Pian del Tivano, ha stretto un’alleanza con uno spirito che le ha conferito poteri di preveggenza. 

LA STORIA. Una notte la fattucchiera comunica ad Orsola l’imminenza di un fatto luttuoso che il giorno dopo puntualmente si avvera: durante uno scontro navale con i Ducali, Falco riesce a salvare la vita a Gabriele de’ Medici, fratello del signore di Musso, ma purtroppo nello stesso combattimento viene ferito gravemente alla gola il suo fraterno amico Grampo. Caricatolo sulle spalle riesce a portarlo fino a Palanzo della madre Imazza che, grazie ai suoi intrugli, riesce a fargli aprire gli occhi, ma la speranza di vederlo ancora in piedi, dura poco ed esalerà l’ultimo respiro fra le braccia del suo comandante. Il giorno dopo Falco parte alla volta di Musso con Gabriele de’ Medici e, allontanatisi dalla riva, i due sentono le campane di Palanzo suonare a morto per le esequie funebri di Grampo. Con la morte nel cuore, Falco si avvia verso la fine della sua avventura terrena che avverrà, come previsto dalla strega Imazza, durante l’ennesima battaglia.

Vito Trombetta
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