Terra&Acqua n. 2/gennaio 2014. Periodico quindicinale on-line. Direttore: Marco Fumagalli. Redazione e pubblicità info@batevents.com. Iscrizioni per abbonamento gratuito www.itinerarifolk.com. Aut. Tribunale di Como n.3/13 del 2/4/13

 
IN VAL CAVARGNA SI SCACCIA L’INVERNO A SUON DI FRACASSO
Dal Giné al Pigulòt, tutti i riti “cavargnini” per scongiurare il freddo
 
VAL CAVARGNA - Da anni ho la ferma convinzione che la Primavera (o stagioni novella) inizi proprio al 2 di gennaio (l’uno è ancora troppo impelagato coi riti festaioli decembrini). Ed è per questo mio “credo” che mi espongo al sole, gradualmente ma con metodica caparbietà, giorno dopo giorno, controllando sistematicamente la sparizione del pallore invernengo. La mia può sembrare un’esagerazione, e forse lo è, ma in altri luoghi e in altri tempi, la fine di gennaio, veniva vissuta e considerata (senza aspettare il 21 marzo) come assoluto risveglio della natura. Voci infantili dal passato mi riportano l’eco de’l “fé-gianéé, fé-gianéé”: grido festoso e canzonatorio rivolto, dopo uno scherzo, a coloro che ne erano rimaste vittime, il 31, concludendosi, il tutto, con allegre risate che facevano pensare alla vita, al suo germogliare.

LE TRADIZIONI SECOLARI - In Val Cavargna, fra gennaio e febbraio, la gente, pur di uscire dal letargo si lascia andare a tradizioni secolari come: “Il giné”, i “vega”, il “pigulott”. Tradizioni che hanno al centro persone scatenate in caciàre, al solo scopo di rimbambire, con i frastuoni, il gelo dominante, comportandosi alla stregua del famoso merlo, che credendosi fuori dal freddo disse: “Più non ti curo Domine/che uscito son dal verno” (Dante, Purgatorio XIII 122 3) e che venne poi punito dal signore, condannandolo a subire i tre giorni più freddi dell’anno.
IL GINE’- Il “Giné” anticipa d’un paio di giorni la ritualità della “Candelora” che avviene in altre regioni. L’azione dei partecipanti (ragazzini, giovanotti ma anche qualche anziano in vena di burle) è tutta improntata a fare più casino possibile. Muniti di campanacci, ma anche di casseruole e cucchiai di legno, girano per il paese, individuando come vittima qualcuno che non sopporta il fracasso, creando i presupposti, per cui, il malcapitato è costretto ad uscire di casa (anticamente in alcune comunità rurali per vaticinare un’abbondanza di raccolti, si stanava un orso; se l’animale rientrava subito nella sua tana, allora era un anno di carestia, se invece si tratteneva un pochino all’esterno era indice di copiosi frutti) e a trattare o pace, offrendo caramelle e vino, o guerra, minacciando bastonate ai disturbatori, i quali, dopo tutta l’energia schiamazzante spesa, si ritrovano in un prato, all’estremità del paese, dove da qualche giorno è stato messo a dimora un albero “imprestato” 
Visione dall'alto della Val Cavargna
dal bosco, guarnito alla base del tronco da una catasta di legna e sui rami inconsueti addobbi post-natalizi, copertoni d’auto. Tutto a un tratto, accompagnato dal rinnovato fragore dei campanacci, qualcuno accende il fuoco che si leva altissimo a illuminare la valle (simbolicamente, utilizzando una luce artificiale, è un invito-preghiera al sole di tornare a splendere). Anni fa, il rituale aveva una variante raccapricciante: si legava alla cima dell’albero un gatto cosparso di petrolio e poi arso vivo (bruciare il gatto, inteso come travestimento di una strega, voleva dire liberarsi dagli influssi malefici tutto l’anno).

I VEGA - Un altro evento per scacciare l’inverno va sotto il nome de’ “i vega” e ha la sua attuazione nell’abitato di S. Bartolomeo. L’atmosfera è un po’ quella de’l “ginè”, ma a rumoreggiare con campanacci e altri oggetti percotibili, sono ragazzi che anticipando il carnevale si mascherano da vecchie con la faccia “magnata” e grossi seni finti. Anche in questa occasione la conclusione è un bel falò con tanto di fantoccio di paglia al rogo.

IL PIGULOT - Quella de’l “pigulòt” è una specie di rustica recita a soggetto, dove, nelle case viene messa in scena una sorta di atto unico e i protagonisti sono: il “pigulòt” (bamboccio), un simpatico imbroglione straniero che, ricercato chiede alla gente del paese di procuragli un nascondiglio, e i gendarmi che hanno l’ordine di catturarlo vivo o morto. A cattura avvenuta, i rappresentanti dell’ordine pubblico danno, alla gente, la responsabilità di condannarlo o liberarlo: se gli viene concessa la libertà, il truffatore si allontana velocemente, se invece è condannato, le forze dell’ordine gli legano le mani e lo portano via. A questo punto, entra in scena un ragazzo che ha sulle spalle un gerlo e invita gli spettatori a riempirlo di cose mangerecce, che vengono poi puntualmente consumate, alla sera, da tutti gli “attori”.

Vito Trombetta
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