Terra&Acqua n. 1/gennaio 2014. Periodico quindicinale on-line. Direttore: Marco Fumagalli. Redazione e pubblicità info@batevents.com. Iscrizioni per abbonamento gratuito www.itinerarifolk.com. Aut. Tribunale di Como n.3/13 del 2/4/13

 
ANCHE A LANZO, COME A LORETO, LA FESTA DELLA MADONNA NERA
L'ultima domenica di gennaio la processione e la festa dei canestri
 
Cosa c’entra Lanzo Intelvi con Loreto? (un pappagallo?! Ma vah…). Stiamo parlando di quella splendida cittadina marchigiana, sede di uno dei più famosi Santuari Mariani, a livello mondiale, dove viene venerata l’effige della Madonna, sita in quella che viene considerata la Sua casa natìa di Nazareth, trasportata, secondo una leggenda, dalla Palestina all’Italia, da un nugolo di angeli (c’è anche una versione più terra-terra che riconduce il tutto a un trasporto e a un rimontaggio di tutti i pezzi della casa effettuato da una certa famiglia Angeli).

Proprio in onore della Beata Vergine di Loreto, l’ultima domenica di gennaio, a Lanzo viene celebrata la festa della Madonna Nera (vista la sontuosità e la durata della festa, due giorni e mezzo, può essere chiamata tranquillamente: “Ul festùnn”). Si inizia al sabato con l’apertura al pubblico del Santuario (edificato su progetto dell’architetto Spazi Pietro, e inaugurato il 30/06/1978) dove per un anno intero dimora la statua della Mater lauretana. Anche qui come a Loreto, l’edificio riproduce la Santa Casa natale di Maria. Il piccolo Santuario rimane aperto tutta la notte del sabato, con l’immagine sacra vegliata a turno dai volontari, permettendo così a tutti coloro che volessero dare adito a una personale “discoteca del silenzio”, di poterlo fare. 

Non si sa se è captato davvero o è solo il frutto di una fantasia bizzarra ma sembra che in una di quelle notti, mise piede nella chiesa aperta, un tipo un po’ bizzarro e un po’ poeta, e al mattino i primi pellegrini lo sentirono bofonchiare così: “Un dì che s’éri a Laanz/ e barbelàvi de’l frècc/ me sun intanàa déent in la giésa/ per sculdà i mann visinn a’l candelabru/ pizz e de gran fiàma/ alura hoo bagnàa ‘l labru/ cun un bicéer de vin/ e la giurnada la m’è parüda alégra/ me sun indurmentàa/ e quaand me sun svegliàa/ hoo ciapàa un squacc: hoo vist che la Madona/ (saràa stàa ‘l fümm?)/ a l’éra deventada… negra!!” (Un giorno che ero a Lanzo e tremavo dal freddo, mi sono riparato in chiesa, scaldando le mani vicino al candeliere adesso con grande fiamma, allora ho bagnato le labbra con un bicchiere di vino e la giornata mi è sembrata
allegra, mi sono addormentato e quando mi sono svegliato ho preso uno spavento: ho visto la Madonna (sarà stato il fumo?) era diventata… nera!!).

Dopo la prima processione del sabato, spontanea e senza simulacro, si arriva al clou della domenica dove tutto il paese si trasforma in un grande quadro religioso quasi fosse un movie, pieno di colori: la veste biancorossa degli adepti della confraternita, che portano sulle spalle la portantina con la Madonna, tutta sfavillante d’oro; i costumi candidi dalle bambine con sembianze d’angioletti e i maschietti col saio marrone di fraticelli; il tutto accompagnato dalle note della banda che riempiono di musica celestiale tutta l’alta valle. Altri bambini trasportano con orgoglio effigi, stendardi e rappresentazioni dei misteri religiosi. In mezzo al corteo si possono intravedere i volti dei lanzesi che vivono all’estero, facce che tradiscono la commozione; un’emozione che ha profumo di radici. Terminata la lunga processione, inizia la fase di divertimento popolare: bancarelle con prodotti gastronomici, artisti di strada e alla sera tutti al Palalanzo ad assistere a una recita teatrale con attori locali. Il lunedì, la Madonnina, probabilmente desiderosa di pace, viene ritrasportata dalla parrocchiale al Santuario. L’ultimo atto della festa è l’incanto dei canestri e qui, i lanzesi e i villeggianti, mettono mano al portafoglio, in una sfida che viene decisa dal banditore: “a cinqcèeent e vüna, a cinqcéeent e dò, a cinqcéent e trè…”

Vito Trombetta
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