Terra&Acqua n. 8/dicembre 2013. Periodico quindicinale on-line. Direttore: Marco Fumagalli. Redazione e pubblicità info@batevents.com. Iscrizioni per abbonamento gratuito www.itinerarifolk.com. Aut. Tribunale di Como n.3/13 del 2/4/13

 
LA STORIA DEL "SANTU PISCEN" DA LUCCA A BRIENNO
Il Gesù Bambino adornato da una parrucca di capelli veri
 
BRIENNO - Come si fa a rendere ancora più nostra, una delle figure maggiormente emblematiche del Cristianesimo, ovvero Gesù Bambino? Basta cambiargli il nome e, nella lingua locale (in questo caso il dialetto di Brienno), venerarlo come “Santu Piscen”, (denominazione usata pure dagli argegnini per le celebrazioni religiose del “Presepe vivente”, detto anche “I Capèll”) o, per riportarlo a una dimensione famigliare, chiamarlo semplicemente “Bambìn”. E il “Bambìn de Briènn”, si trova in questa località lacustre, proveniente da Lucca, dal 1687, donato alla Confraternita del Santissimo Nome di Gesù, da parte di un certo Pietro Antonio Somalvico, briennese doc. La devozione verso questo simulacro (la figura del Bambino benedicente è addobbata con una ricca e sfarzosa veste; il viso fanciullesco è adornato da una parrucca di capelli veri) è andata crescendo con gli anni a seguire. La statuina (impreziosita da catenine d’oro al collo, donate dai fedeli) se ne sta rintanata e ben protetta nell’oratorio dei Confratelli fino al 31 dicembre. Il giorno successivo, il primo dell’anno, la Sacra Effigie viene portata in processione lungo le strade del paese per fare poi ritorno nella Parrocchiale dei S.S. Nazaro e Celso dove, alle 18, viene celebrata una messa vespertina. Alla fine, la maggior parte dell’assemblea si reca all’altare per dare il bacio al “Bambinello”, tenendo fra le mani, ciascuno, un pacchettino confezione regalo con tanto di nastrino, contenente indumenti intimi, fazzoletti, calzini appartenenti ad amici o parenti sofferenti e con gesto di supplica, vengono accostati all’adorata immagine. Prima che la statua ritorni nel suo ripostiglio, un gruppo di donne si raduna
Il simulacro di Gesù Bambino venerato a Brienno
nei pressi dell’altare e un manipolo di uomini si posizionava verso l’uscita e a quel punto inizia una tenzone canora sulle note del “Dorma, dorma” (antico canto popolare) in un crescendo vocale suggestivo.
Nella stessa chiesa, tempo addietro, si dice che vi fosse conservata una reliquia molto particolare: un dente del Barbarossa (negli atti di una visita pastorale del 1593, l’imperatore viene citato come Santo!). La leggenda narra che l’intrepido Federico, dopo la sconfitta di Legnano, sulla strada del ritorno verso la Germania, fece una sosta… alcolica a Brienno, trangugiando parecchi boccali di “nostranello”. Al momento della ripartenza, però, le gambe non lo ressero e quindi stramazzò al suolo, sbattendo il muso sul selciato. Non si sa di preciso la data del suo transito. E se fosse stato un ultimo dell’anno?
di Vito Trombetta
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