Terra&Acqua n. 8/dicembre 2013. Periodico quindicinale on-line. Direttore: Marco Fumagalli. Redazione e pubblicità info@batevents.com. Iscrizioni per abbonamento gratuito www.itinerarifolk.com. Aut. Tribunale di Como n.3/13 del 2/4/13

 
IL "PENNULTIMO" DELL'ANNO ALL'INSEGNA DEI GIOCHI LETTERARI
Il festeggiamento del 30 dicembre a prova di Divina Commedia
 
IN QUALSIASI CASA -  Le tradizioni, a volte, possono nascere da un’idea sciocca, irriverente, anticonvenzionale. E’ il caso di ciò che venne in mente a me, quasi una decina d’anni fa, quando proposi al alcuni amici scrittori, poeti o semplici appassionati di arte e di cultura, di festeggiare in data 30 dicembre, il “Pennultimo dell’anno”. La qual cosa suscitò molta curiosità e voglia di divertimento dissacratorio nei confronti di quel “moloc” commerciale e mangiafuochistico avvenimento che è il Veglione di Capodanno. La prima edizione fu ospitata nella loro abitazione di Brunate, dalla famiglia Tagliabue, Franca, Angelo (scomparso recentemente e conosciuto nel mondo della musica rock comasca come Speedy Angel, fondatore della band dei Potage cfr. immagine) e figli. Visto che la provocazione era partita da me, furono tutti d’accordo a darmi l’investitura di maestro di cerimonia. Motivando, l’errore, volto, di trascrizione da peunltimo a pennultimo, diventò logico e lampante che tutta la serata sarebbe stata animata da giochi letterari. Per esempio: leggere una frase, un racconto, una poesia, omettendo, come da regolamento, l’ultima parola, l’ultima pagina, l’ultimo verso,oppure in successiva fase, il finale, reinventarlo di sana pianta: “(Dante Inferno XXXIV) Lo duca e io per quel cammino/ ascoso/intrammo a ritorna nel chiaro mondo;/e sanza cura aver d’alcun riposo/salimmo su, el primo e io secondo,/tanto ch’i’ vidi delle cose belle/che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo;/ e quindi andammo a ripulir scarselle.”, con un tempo a disposizione, limitatissimo. A compito eseguito, ognuno degli astanti doveva leggere ad alta voce il frutto del proprio componimento.
Una sorta di terapia di gruppo, atta a vincere qualsiasi tipo di timidezza e di vertigine davanti a una pagina nuova da riempire (“Il terrore della pagina bianca, e di quella scritta?" G. Pontiggia). Un equilibrismo di scrittura fu comporre un tatuogramma con la lettera “v” (penultima lettera dell’alfabeto) = vetrine velate vivacchiano etc.. etc.. Negli anni successivi altre persone aprirono le loro case a questa puerile e innocente voglia di creatività scritturale, secondo l’estro del momento. Naturalmente vennero proposti altri giochi, ma fatti in modo tale che alla fine nessuno cedesse alla presunzione di diventare in futuro un premio Nobel. Mutuando quello che avviene nei veglioni tradizionali, non poteva di certo mancare la parte mangereccia e spumantosa, con degustazione di cotechino e lenticchie, avendo l’accortezza di lasciarne una nel piatto e alzando i calici per il brindisi, rigorosamente alle ventitre e cinquantanove.
di Vito Trombetta
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