Pregare

Pregare, pregare,
pregare quell’ultima luce
dietro i cipressi,
quando i denti gelati del monte
fanno rimbalzare
la biglia di sole tra loro.
Pregare, pregare,
quel toro nel ventre
che non riesce a star fermo.
Lo hai preso in braccio tu, il lago?
No, l’ho fatto io
a tredici anni.

Lo hai rotto tu il silenzio di lumaca
nel mattino bagnato?
No, l’ho fatto io
con una chitarra rubata
al pesce più grosso e gradasso
che mai e poi mai avrebbe cantato.
Appena un po’ di più
del grande pesce
riusciremo a cantare
e appena un po’ meno
della lumaca maestra
riusciremo a strisciare.