Terra&Acqua. Periodico quindicinale on-line. Direttore responsabile: Marco Fumagalli. Redazione e pubblicità: Batevents, info@batevents.com. Iscrizioni per abbonamento gratuito www.itinerarifolk.com. Aut. Tribunale di Como n.3/13 del 2/4/13

LA CARLINA DI SCHIGNANO
Vive ancora la leggenda dell’ombra vestita di nero

di Marco Palumbo

La leggenda della "Carlina di Schignano" - la donna vestita di nero che dicono appaia (ahiloro) nelle foto scattate agli sposi che escono dal Duomo di Milano - ancora oggi contribuisce ad irrobustire l'ombra della "dark way" lariana, l'inesplorata via del mistero che, forse stanca degli angusti spazi lacustri e montani, tempo fa si è allungata alla metropoli. La vicenda della Carlina (che, va ricordato, il giorno del matrimonio si lanciò dalle guglie del Duomo per non rivelare al neosposo di essere già in dolce attesa) può essere considerata una sorta di contrappasso. D'altronde non è un mistero (tanto per rimanere in tema) che quel "tocch de umbriia tra 'l marciapè e 'l Domm de Milaan" (1) incuta ancora oggi rispetto e timore. E così, di ombra in ombra, quella della Carlina - almeno per chi la metropoli la visita di tanto, scendendo a malincuore dalla Val d'Intelvi - rappresenta quantomeno qualcosa di conosciuto o, almeno, di noto. Insomma, non sapendo dove o a cosa aggrapparsi (quel detto "Ciao Italia, vado a Como" recitato dai primissimi pendolari non è poi così del tutto fuori moda), si guarda - per quanto possibile - all'ombra e ad un mistero quantomeno familiari. Ora che un mistero sia rassicurante è un'altra delle contraddizioni che fanno del Lario una terra per gran parte ancora da scoprire. Il corpo della Carlina, narra la leggenda, non fu mai ritrovato. In compenso la si ritrova nelle foto che decine di ignari sposi scattano all'ombra della Madonnina.

E chissà cosa potrebbe accadere se un giorno a quest'ombra (e a questa plurisecolare leggenda) cominciasse a stare stretta persino una metropoli come Milano. come un segno divino. Avendo saputo che in quel luogo vi era una chiesa dedicata alla Santa Croce, decise di donare alla popolazione quelle preziose reliquie. Dopo questo dono, poté proseguire verso casa senza ostacoli. I tornaschi sono molto legati alla Santo Chiodo, il cui contenitore viene aperto una volta all’anno dopo aver riunito le sette chiavi, riposte in consegna una al parroco di Torno e le altre a sei fidate famiglie del paese. Durante i vespri del primo maggio, le sette serrature vengono aperte nella zona retrostante l’altare. Al clero non è permesso assistere al rito, i fedeli possono solo ascoltare il giro di chiavi delle serrature, vivendo un clima di sommesso ed emozionante coinvolgimento. La reliquia viene poi portata in processione e adorata dagli abitanti attraverso la preghiera e il sacro rito del bacio. Un simbolo di portata universale affidato alla custodia un piccolo paese sul lago, terrazza naturale tra storia, arte e cultura. Scarica articolo in formato .pdf

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