Non ci sono documenti ufficiali che comprovino l’esattezza dei fatti, ma da queste parti viene sempre raccontata come vicenda vera. Siamo nel 19° secolo, in una frazione montana di Tremezzo; un contadino, grande lavoratore, piange la morte dell’amata moglie.

Nei giorni successivi al funerale ne sente molto la mancanza ma, in seguito, essendo il suo fisico ancora in piena forma, sposa (come da costume di quell’epoca) la cognata.

Per i primi tempi sembra filare tutto liscio, nascono dei figli, il pane è assicurato, ma poi qualcosa s’incrina e il pover’uomo si trova contro tutta la famiglia.

Un senso di vuoto e di solitudine lo assale e allora comincia a coltivare nella mente un’idea balzana: vuole raccontare le sue tristezze alla povera defunta ed il solo modo per farlo è riesumarne il cadavere, del quale però estrae solo il teschio; da quel momento gli si rivolge ogni volta che ha un problema, aspettando risposte confortanti.

I famigliari, sospettando che possa essere impazzito, chiamano i carabinieri che, davanti al candore del contadino, il quale afferma non credere sia reato parlare col teschio della consorte, non lo ritengono passivo di arresto.

La storia si conclude con la dipartita dell’uomo dopo aver mangiato piatti di minestra dove probabilmente vi erano state aggiunte foglie di oleandro finemente tritate.

LA TUA TESTIMONIANZA »

Le vostre TEstimonianze
Al momento non ci sono Testimonianze.