La sua botteguccia, che concede poco o quasi niente alla modernità, si trova a Bolvedro, frazione di Tremezzo, a ridosso della statale col suo traffico incessante; ma una volta chiusa la porta a vetri ci si può immergere, tra vecchi effluvi di colonia e lo zichzacchìo delle forbici, nei racconti di Alfredo il “barbitonsòre” per eccellenza, eletto dai suoi compaesani e dai vari personaggi più o meno famosi che si sono seduti sulle sue due poltrone come “pettine d’oro”.

Spiccano nell’arredamento della “butèga”, due grandi specchi con decorazioni floreali stile “liberty”e un centenario seggiolone di legno per i clienti più piccoli, che ogni volta che vengono accompagnati dai loro nonni suscitano in questi nostalgia soltanto per il fatto che su quel seggiolone molti anni prima si erano seduti per farsi tagliare i capelli “all’umberta” o con la “vertes”.

Quando uno sfoglia l’album della memoria come fa Alfredo, allora in mezzo a fatti storicamente importanti, spunta un avvenimento quasi insignificante ma che ha dato un momento di gloria cinematografica a suo padre (anche lui barbiere): essendo lui prima cornetta della banda fu scelto dal regista del film “Una vita difficile” con Alberto Sordi per simulare con la tromba il clacson bitonale di una corriera.

Di fianco alla bottega, un palazzotto con qualche segnale di fatiscenza e che risulta essere l’ex albergo Corona ha sull’angolo un fregio biblico che rappresenta “la donna tentatrice”.

E qui le chiacchiere diventano “a luci rosse”, poiché si vocifera sull’esistenza di un lupanare o qualche volta sede di “balletti rosa”, ma c’è anche chi asserisce che, essendo la gente di Bolvedro molto burlona, alla fine quell’insegna può essere stata sol uno scherzo.

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