Cosa sarebbe il Lago di Como senza “certe ville”? (Olmo, d’Este, Passalacqua, Pliniana, Carlotta, Melzi, Monastero ecc...). Probabilmente apparirebbe come un gigantesco invaso d’acqua, circondato da sponde brulle e vecchie casupole arroccate sui declivi.

Nell’elenco di “quelle ville” non può mancare, e ne ha ben donde, la villa del “Balbianello”. La principesca dimora si trova sulla punta del “Dorsum Abidum” (dosso d’Avedo o Lavedo), luogo che anticamente si prestava ad essere rifugio dei pirati.

Malgrado fosse definito come “il Golfo dei signori”, la costruzione inizialmente ospitava un convento francescano che nel 1787, causa scioglimento degli ordini monastici, venne acquistato dal Cardinal Durini il quale, non essendo persona gradita alla curia romana, si ritirò in questo angolo paradisiaco e ne fece un suo rifugio di lusso, aperto alle personalità intellettuali dell’epoca (ne fu assiduo frequentatore il “brianzolo” Parini).

Sembra che durante gli intrattenimenti musical-letterari proprio qui, per la prima volta in Lombardia, sia stato servito il caffé.

C’è anche un episodio tragicomico che vede protagonista il Cardinale: preoccupato per l’arrivo dei francesi si mise in fuga, portando con sé una cinta piena di monete d’oro che per via dello spasimo si ruppe; nel raccoglierla gli si riaprì una vecchia ernia che gli causò la morte immediata. Le monete scomparvero e nessuno le trovò più.

Le proprietà si susseguirono nei secoli successivi: dal conte Porro Lambertenghi, al marchese Arconati (imparentato coi Visconti), dagli Ames, bostoniani, a Guido Monzino, esploratore artico (nel 1971 arrivò al Polo Nord su di una slitta trainata da cani) e grande alpinista (fu lui stesso a guidare la prima conquista italiana dell’Everest).

L’epica slitta e uno spezzone di roccia del “Tetto del mondo” possono essere visti, quand’è possibile, anche oggi in una delle stanze della villa, ora adibita a museo.

Monzino, uomo di grande generosità ma dal carattere burbero (famose le sue arrabbiature se trovava una foglia nei viali, ma allo stesso tempo non voleva vedere in giro i giardinieri), giunto alla soglia della sua vita, pensò bene di lasciare tramite testamento la sua proprietà al F.A.I.

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