Anni fa, sopraggiungendo da Como in direzione Gera Lario, lasciato alle spalle l’abitato di Ossuccio e transitando in località Campo, ci si trovava di fronte a un passaggio sopraelevato, sulla cui parte anteriore c’era scritto: “Benvenuti in Tremezzina”.

Già lì si poteva intuire di essere capitati non solo in una zona topograficamente ben delineata, ma anche in un luogo dove si percepiva un’atmosfera intellettuale e linguistica diversa da quella dei paesi lungo il primo bacino del Lario.

La conferma si aveva quando, scendendo dall’auto per chiedere informazioni a qualcuno del posto, si restava affascinati dall’eloquio calmo e leggermente cantilenante, capace di avere anche una sua efficacia musicale.

Quella scritta oggi non c’è più, sostituita da un semplice e mirato: “Benvenuti a Lenno”, ma la sensazione di trovarsi in un “altro lago” è decisamente forte. A sostenere simile tesi è anche il paesaggio, adorno di oliveti, l’unico che in tutto il territorio lariano viene definito dalle varie pubblicazioni turistiche come “riviera”.

Se Tremezzo ha dato il nome al comprensorio, Lenno (dal nome personale latino Alenus) sia dal punto di vista storiografico che culturale può esserne considerato (dimenticando, per un attimo, secolari campanilismi) il capoluogo.

A dare ancor più unicità all’insieme paesaggistico è la piccola penisola del Dosso d’Avedo che ombreggia con la sua vegetazione sul “Golfo di Venere”, detto anche “golfo dei poeti”.

Lo stesso monsignor Angelo Sironi, arciprete di Lenno dal 1937 al 1962, non seppe sottrarsi alla “poesia” di quei luoghi e ne scrisse un inno: “A ridosso d’alti monti/ ove sostano i declivi/ allietato dalle fonti/ coronato dagli ulivi/ sovra un seno dei più gai/ adagiato o Lenno, stai/ quale in trono siede un re...”.

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