Parlare di una sola chiesa della Val d’Intelvi, è chiaramente “un delitto”, allora ci si può inventare un semplicissimo gioco: scrivere dei bigliettini con i nomi di tutti gli edifici sacri, coi loro enormi patrimoni artistici, metterli in un cappello, estrarne uno “et voilà”, appare la chiesa di Santa Maria Assunta di Scaria, luminoso esempio di tardo barocco i cui affreschi e stucchi settecenteschi sono opera di due fratelli intelvesi: i Carloni.

Uno, il Carlo Innocenzo, “magister” delle immagini e del colore, l’altro, il Diego, stuccatore sopraffino: il lavoro di uno veniva poi incorniciato e decorato dall’altro, in stupefacente simbiosi.

Tutto il complesso degli affreschi ha come soggetto la Madonna in alcuni episodi della sua vita: “La nascita della Vergine”, “Lo sposalizio della Vergine”, “L’immacolata Concezione”, “L’incoronazione della Vergine”.

Già a prima vista, la visione scatena forti emozioni e quindi non si può non pensare a una forte e ispirata devozione del più famoso pittore della Val d’Intelvi nei confronti della Madre di Dio e di questa fede amorosa ne parla il poeta Scampini in questi delicati versi: “Uno per uno, ogni giorno, Maria/ tira fuori il gioiello che vuole:/ la gioia d’un colore, d’un bagliore,/ un sorriso o un serafino,/ il più grazioso che Le ruota intorno./ Così orna la Sua Gloria in Paradiso”.

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