Anche a Carate Urio, si sono abbelliti, nel corso degli anni, di ville, quasi tutte affacciate sul lago, con annesse darsene, particolari costruzioni per il riparo invernale di barche, e “clandestinamente” anche di cigni e papere.

È curioso notare la differenza stilistica fra una darsena e l’altra. Alcune richiamano la signorilità della villa alla quale appartengono, altre invece, contrastanti, assumono un aspetto autonomo, quasi anarchico.

Questi rifugi, dove anche le onde fanno sentire la loro voce, sono, assieme ai moli e ai pontili, il segno distintivo di luoghi senza tempo.

Dal pre-latino cara, carra (sasso, macigno, roccia) è l’origine del nome Carate. Fino a qualche decennio fa, era ancora in funzione un’attività estrattiva, in una serie di cave, situate sopra il nucleo abitativo, del famoso “sasso di Moltrasio” dal quale si ricavava il pregiato materiale edile per costruzioni.

Nelle notti di luna piena, il luogo irradia una luce spettrale, misteriosa, enorme culla dove riposano sogni di pietra.

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