Non è sotto la giurisdizione di Bellagio (morfologicamente, però, ne fa parte), ma quando si parla del Ghisallo si parla anche della grande passione che hanno i ciclisti (professionisti e non) nei confronti di questa salita che diventa impresa sportiva proprio se la si affronta dal versante bellagino.

E alla bicicletta, al sudore pedalatorio, sono dedicati un Santuario (l’Oratorio chiamato “Madonna del Ghisallo”, la cui esistenza è attestata soltanto nel 1660, fa riferimento a un tal Conte Ghisallo che in un’imboscata tesagli da una banda di briganti riuscì a salvarsi pregando la Vergine) e più recentemente un museo che ebbe la posa dellaprima pietra nel 1999.

Per accedere ai vari spazi espositivi (dove c’è un’esplosione di maglie rosa e qualcuna anche iridata, donate come “ex voto” assieme a numerose biciclette storiche che hanno nei lori pedali e nei loro manubri una grande voglia di correre ancora su strade sterrate) si percorrono a piedi delle rampe che ricordano i tornanti alpini e ancora più originale uno sperone di roccia, mantenuto intatto, che fa pensare alle cime dolomitiche.

L’idea di istituire un museo dedicato alle due ruote a pedali venne in mente a Fiorenzo Magni, “il leone delle Fiandre”, uno dei più grandi campioni delle storia ciclistica nazionale, che ne fu presidente fino alla sua scomparsa.

Potrebbero sembrare antitetiche ma sono altrimenti significative le parole che Candido Cannavò scrisse su un periodico sportivo: “Santa bicicletta: sempre lei protagonista, da bambini e da grandi, da amatori e da campioni. Non serve farle un monumento. Nel cuore c’è già”.

E in un luogo dove la bicicletta è santificata, osannata, non poteva mancare un costruttore di cicli, ma non quelli tradizionali, bensì veicoli in legno, solidi, pratici e un po’ esotici.

Tutto si crea e si svolge in un’officina a 100 metri dal Santuario, in direzione Asso, dove il proprietario, nonché “genius loci”, Pietro Cermenati, da più di sessant’anni modella cerchioni in legno di “faggio slavonia” (qualche esperimento è stato fatto col bambù) che vengono esportati in tutto il mondo (Germania, Stati Uniti, Giappone...).

Di primo acchito, questo capolavoro di italica eccellenza artigianale può sembrare un giocattolo per i grandi, ma negli anni ’50 anche qualche grande campione di allora aveva usato i cerchioni in legno con grande soddisfazione; cerchioni in legno che hanno comunque un futuro, perché un nipotino di Piero è deciso a seguirne le orme.

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IL GHISALLO: UN LUOGO MAGICO E IRRESISTIBILE

Il Ghisallo rappresenta uno di quei luoghi che trasudano la storia del ciclismo, da quello mitico dei tempi eroici, fino a giorni nostri.Impossibile per ogni appassionato resistere al richiamo del tempio del ciclismo lombardo e non solo.Quando parto dalla mia cittadina di Gorgonzola per raggiungere il ramo Lecchese del Lario, è sempre un piacere. Superare il cartello di Magreglio è una liberazione e una sosta ristoratrice è l'occasione per varcare la soglia della piccola Chiesetta, che custodisce cimeli che sono parte della memoria del mio amato sport. Un'infinità di maglie donate dai campioni più celebri, le bici di Coppi, Bartali, Magni, Moser, Gimondi, Merckx passano in secondo piano, affiancate alla bicicletta del compianto Fabio Casartelli, spezzata in due come la sua vita sulle strade del Tour. Adesso c'è un bellissimo Museo, ma il Santuario della Madonna protettrice dei ciclisti ha un altro fascino e trasmette sempre grandi emozioni.

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