Tutta la zona del Pian del Tivanoe la valle che scendeverso il lago è percorsada un intricato sistema digrotte e cavità che portanol’acqua piovana daimonti fino al lago, quasiun gigantesco impianto discarico sotterraneo.

Gli ingressi delle grotte di Zelbio sono sempre stati noti agli abitanti del luogo in quanto si aprono a poche decine di metri dal centro abitato, tra i terrazzamentiadibiti in passato all’agricoltura.

Il primo, detto ingresso Tacchi dal nome del proprietario del terreno, in particolare era noto con il nome di “uregin del mar” a causa dei rumori provocati dalle correntid’aria nella strettoia iniziale.

Il secondo invece fu utilizzato tra gli anni '40 e '50 come deposito di carni dal macellaiodi Zelbio.

All’inizio del secolo scorso risalgono i primi pionieristici tentativi di esplorazione. Il problema è che tutto il sistema carsico è formato da fiumi sotterranei, che impediscono l’accesso. Per proseguire le esplorazionibisogna aspettare periodi di siccità.

Già negli anni '60 si arrivò a congiungere le due grotte di Zelbio, trovando poi collegamenti con le strutture del Piandel Tivano e del Monte San Primo.

Lo scorso inverno, dopo un lungo periodo di siccità, gli speleologi sono riusciti a trovare gli ultimi collegamenti, dando vita alla grotta più lunga d’Italia, coi sui quasi 60 km, un mondo nascosto, affascinante emisterioso.

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