C’è il rischio che la memoria storica liconfonda con i roghi urlanti delle streghe,ma i fuochi che la sera del 18 marzo(vigilia della festa di San Giuseppe), illuminanotradizionalmente ogni anno illitorale di Lezzeno, sono fuochi che sprigionanole fiamme leggere del giuoco;giuoco che si trasforma in una sorta dipalio fra le diverse frazioni.

E che si trattidi una gara, lo si deduce dal fatto che icontendenti devono essere tutti di giovaneetà e abitare esclusivamente nellafrazione che si vuole rappresentare; glianziani rimangono ai margini, lasciandosicullare dalla nostalgia dei tempi incui i protagonistierano loro.

L’allestimento delle catastedi legna da bruciare, però, non è cambiatomolto: il palo (palòtt) che deve sostenerel’innumerevole sterpaglia secca,va tagliato di frodo e anche le fascinesi procurano rubandole.

Ogni squadra, poi, si premura di conservare in luoghi nascosti il “tesoro boschivo” curandolo in previsione di intrusioni avversarie ed eventuale sottrazione dello stesso. Giunto il fatidico giorno i vari gruppiposizionano fin dal mattino le propriepire in attesa del buio.

Una volta accesi i fuochi, tutti prestano grande attenzione al lago perché, complice l’oscurità, potrebbe esserci un’incursione “piratesca” tendente a spegnere il falò dei “nemici” perché la vittoria la si ottiene mantenendone più a lungo i bagliori. Finite le avversità, le amicizie si ricompongono fino all’anno successivo.

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