Gli abitanti dei vari paesi del lagovengono indicati talvolta con appellativiche trovano riferimentoa storie raccontate nei secolipassati, dai nonni ai nipoti. ATorno sono conosciuti come i “IPenagiuni”.

La “storia” racconta che tempo addietro vivevano in paese molti allevatori di bestiame, soprattutto bovini da latte. Cifu un anno che le mucche fecerotanto di quel latte, ma tanto diquel latte... i proprietari delle bestieerano strafelici.

Fatti quattro conti, pensarono che tutto quel ben di Dio avrebbe potuto ricavare un’enorme quantità di burro e quindi una “pigna” di quattrini.

Si era nel mese di luglio e la solidificazione del latte non era garantita, ma i tornaschi che in fatto di genialità non erano secondi a nessuno, pensarono che il sole cocente che secca tutto, avrebbe potuto fareil miracolo.

Si pensò anche, che se le “penagie” (zangole, antichi strumenti per fare il burro) fossero state messe in cima al campanile della chiesa, la trasformazione sarebbe avvenuta in unamen.

Detto, fatto: ma il latte invece che diventare burro finì per essere una brodaglia che scendendo lungo i coppi del tetto della chiesa arrivò fino in strada. Qualcuno l’assaggiò e disse che era scesa la manna dal cielo.

Sempre in quei tempi che furono,la tradizione racconta chedimoravano a Torno le streghe;sembra che fossero sette. Qualcunole ha contate e incontrate.

Un certo Fendin, che all’epoca facevano il ciabattino e il barcaiolo, tirchio com’era non aveva mai pagato il tributo di sale al prete per benedire la sua barca. La sua imbarcazione, rispetto alle altre nel porto, era “sbattezzata”.

Ci fu un periodo in cui il Fendin trovava al mattino il suo natante legato da un’altra parte rispetto a dove l’aveva lasciato lui. Insospettitosi,la notte successivasi acquattò nell’angolo più buiodella sua barca.

A un certo punto arrivarono le sette streghe (durante il giorno erano normali casalinghe). Eufrasia, che aveva il bastone del comando, si mise a recitare una formula magica: “Vai per uno, per due, per tre, per quattro, per cinque, per sei, per sette” ma la barca non si muoveva e allora spazientita urlò “vai per otto” e l’imbarcazione prese il volo, approdando su una spiaggia dove si teneva il “sabba”.

Una volta sceso dalla barca,Fendin si accorse che la sabbiaera polvere d’oro e i frutti dellepalme erano grossi diamanti. Siriempì le tasche di tutto quel tesoroe ritornò in paese assiemealle streghe senza farsi vedere.

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